Un iPhone case dalle bottiglie vuote

 

Un iPhone case dalle bottiglie vuote

Le stampanti 3D cambieranno il mondo. Anzi lo stanno già cambiando a tantissimi livelli, soprattutto industriali. Anche se esistono già alcuni modelli destinati al consumo, prima che possano davvero rivolgersi a tutti bisogna ridurre ulteriormente i costi legati al loro utilizzo. Sia quelli delle stampanti stesse (ma questo verrà con l’economia di scala) che, soprattutto, quello del materiale necessario per stampare gli oggetti.

Oggi, infatti, un chilo di “filament”, il filo di plastica che di fatto agisce come l’inchiostro nelle stampanti tradizionali, costa intorno ai 50 dollari/euro. Un oggetto stampato in 3D, come ad esempio il case per il vostro iPhone 5, rischia di costare più di uno acquistato. A maggior ragione considerando che le stampanti 3D casalinghe sono ancora piuttosto rudimentali e potrebbero essere necessari diversi tentativi prima di ottenere il prodotto desiderato.

Tutto questo potrebbe presto cambiare grazie a uno strumento rivoluzionario che però di rivoluzionario non ha ne l’aspetto ne il funzionamento. Stiamo parlando del Filabot, un progetto nato su Kickstarter (come molte delle prime stampanti 3D) che ha recentemente raggiunto il finanziamento necessario per avviare la produzione. Anzi lo ha triplicato, superando i 30.000 dollari contro i 10.000 inizialmente richiesti.

Filabot-2

Il Filabot viene definito dai suoi creatori uno strumento per l’estrusione (cioè la deformazione) in modo da ottenere dei perfetti “filament” da qualsiasi oggetto di plastica. Ciò significa che potrete usare le bottiglie d’acqua vuote o dei sacchetti per crearvi un iPhone case, piatti e bicchieri o persino un lampadario. O i giocattoli per i vostri figli (e per voi) Di tutto. Ma le implicazioni di questo sistema – che si limita ad adattare alle dimensioni casalinghe un processo già largamente utilizzato a livello industriale – non si fermano qui. Potrete anche usare il Filabot per trasformare gli oggetti che avete appena stampato in qualcos’altro, avviando un ciclo infinito che permetterà di ridurre enormemente il consumo di plastica a livello globale. Con benefici enormi per l’ambiente.

Insomma il FIlabot è quello che manca – o mancava – per avviare definitivamente la rivoluzione della stampa 3D, quelli che possono essere definiti i primi, rozzi, replicatori (per gli amanti della fantascienza e di Star Trek). Anch’io avevo pensato di acquistare una stampante CubeX ma mi sono fermato quando ho visto i costi del filament. Presto però basterà investire una volta sola in un Filabot (i suoi creatori chiedono 400 dollari per il prodotto assemblato) per creare qualsiasi oggetto di plastica in qualsiasi momento ad un costo praticamente nullo.

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