Come si stamperanno in 3D i maglioni di lana?

3dpswQuando parliamo di tecnologia indossabile oggi pensiamo a smartwatch e braccialetti connessi all’iPad. Ma la vera tecnologia indossabile saranno gli abiti stampati in 3D, anche perché, solo così, sarà possibile integrare i chip e i sensori che renderanno gli abiti del futuro realmente Hi-Tech, senza bisogno di aggiungere accessori di cui, per fortuna, ci siamo già sbarazzati da qualche anno.

Anche se le aziende della tecnologia “mobile” ci credono e citano previsioni e analisi di mercato che prevedono boom stratosferici, quello degli smartwatch è un fuoco di paglia, un po’ come quello delle televisioni in 3D. Sì, esisteranno. Qualcuno se le comprerà ma non saranno mai di massa. Non rappresentano la rivoluzione e non sono tecnologie rivoluzionarie che ci cambieranno la vita.

Il 3D stereoscopico esiste dagli anni ’50 e continuerà a esistere, anche a progredire ma il rischio è che quando questa tecnologia diventerà davvero matura (leggi: ologrammi) sarà troppo tardi perché saremo già in grado di plasmare la materia, non avremo bisogno di plasmare i raggi ottici per creare finti oggetti tridimensionali inutili. Qualche utilizzo ci sarà, non lo dubitiamo, ma confinerà a essere qualcosa di secondario rispetto alle tecnologie che muoveranno il mondo.

Lo stesso vale per gli orologi e per quella che consideriamo l’elettronica indossabile. L’orologio da polso esiste da secoli ma finalmente, grazie agli smartphone, ce ne siamo sbarazzati e l’abbiamo ridotto a un oggetto puramente estetico. Il cellulare prima e lo smartphone poi ci hanno permesso di toglierci le manette del tempo (per farci mettere un guinzaglio elettronico ma tant’è) e nessuno ha voglia di rimettersele. I Google Glass, nonostante l’hype, sono morti ancora prima di uscire. Se possedete azioni di Google, che oggi valgono oltre 1.000 dollari l’una, vi consiglio vivamente di venderle prima che escano. Nessuno l’indosserà (sono orripilanti) e chi lo farà odierà il fatto che non funzionano come dovrebbero e non lo faranno mai.

L’unica elettronica indossabile che potrà cambiare la nostra vita, le nostre abitudini socioculturali, sarà quella che non ci renderemo conto d’indossare. Quella prodotta tecnologicamente con elementi elettronici integrati che non vedremo neppure: gli abiti elettronici stampati in 3D. Ma visto che – anche se stanno uscendo plastiche sempre più morbide e biocompatibili – la sensazione che fabbriche e tessuti di qualità danno sulla pelle è inimitabile bisognerà trovare il modo di stampare con i tessuti e le fabbriche naturali.

Non è possibile concepire una macchina che assembli molecola dopo molecola di lana o seta. Ce ne vuole una che sia in grado di tessere gli abiti in modo additivo, senza sprechi e su misura: esattamente come una stampante 3D. Una soluzione in questo senso potrebbe arrivare dalla startup americana Appalatch, che ha avviato una campagna su Kickstarter per costruire un tessitrice automatica in grado di stampare abiti su misura senza sprechi.

I fondatori, Mariano de Gouzman e Grace Gouin hanno raccontato al sito Ecouterre esattamente cos’è una stampante 3D tessile. “L’industria dell’abbigliamento – spiegano – è dominata da un tipo di manifattura in cui grandi rotoli di tessuto vengono distesi e usati per tagliare le sagome degli abiti, un po’ come dei biscotti che vengono ritagliati dall’impasto. A differenza dei biscotti, però, il tessuto non può essere “reimpastato” e viene buttato via. Circa il 20-30% del tessuto viene così sprecato e solo qualche volta riciclato. Si tratta di una quantità enorme di risorse sprecate se pensiamo all’intero ciclo produttivo della lana, della seta o del cotone. Una tessitrice in 3D – o una stampanti di tessuti – creerà le varie parti che poi andranno cucite esattamente nella forma necessaria, in modo da non sprecare neanche un po’ della fibra grezza. L’idea è di ottimizzare la filiera, partendo dagli allevatori del bestiame – rigorosamente locale e quindi a Km zero – fino al consumatore, che potrà avere un maglione fatto su misura, come se fosse stato cucito da un sarto. La parte più incredibile, però, è che mentre per cucire un maglione o un abito a mano sono necessari diversi giorni, con una delle nostre tessitrici in 3D non ci vorrà più di un’ora. La creatività potrà andare interamente nell’ideazione – computerizzata – e nel design dei nuovi modelli, perché alla creazione del capo ci penseranno le macchine, senza inquinare e senza sprechi.

Una volta che una macchina robotizzata avrà il completo controllo di ogni singola fibra che compone un capo, integrare minuscoli sensori e chip sarà solo una formalità. E arriverà davvero il momento delle tecnologie da indossare.

L’intervista originale è apparsa su Ecouterre

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