Inizia la costruzione della prima casa stampata in 3D

canal houseL’indirizzo è sul Buiksloter Canal, ad Amsterdam. Al numero 3D. Di case sul canale ce ne sono molte altre solo che questa, quando sarà finita, sarà la prima casa interamente stampata in 3D. La 3D Print Canal House è stata annunciata a marzo dell’anno scorso e ora la costruzione è ufficialmente partita.

Verrà costruita con una stampante 3D KamerMaker XL, realizzata dalla società olandese DAS. Si tratta di un macchinario gigantesco, alto tre metri e mezzo che stamperà la casa pezzo per pezzo e camera per camera. Non per caso KamerMaker significa “Costruttore di Camere” ed è anche uno strumento da “maker” in tutto e per tutto, visto che di fatto è una gigantesca stampante FFF, che usa un tipo di plastica bio all’80%, sviluppata dalla società tedesca Henkel.

Ogni stanza viene stampata separatamente e poi assemblata. Ogni stanza è diversa e prevede architetture particolari (chissà cosa ne penserà i grande Gaudì e Domenech, i cui lavori sembrano quasi un presagio dell’avvento della stampa 3D nell’edilizia personalizzata). Ogni stanza poi consiste di parti separate che vengono assemblate come blocchi di lego, all’interno dei quali sono presenti spazi per cavi, tubature e fili vari. Il risultato è varie strutture separate che vengono assemblate – e possono anche essere disassemblate in caso di necessità… o trasloco (il testo continua dopo il video).

L’intera costruzione richiederà tre anni. Altri proveranno a batterli sul tempo con metodi più rapidi però va considerato che il maggior tempo necessario per la costruzione è giustificato dai vantaggi futuri. La 3D Print House sarà designata alla ricerca e allo studio delle tecnologie additive nell’edilizia e nell’architettura. Ogni stanza sarà dedicata a un tema diverso: ad esempio lo studio di un “caminetto-intelligente”, che regolerà tutto l’utilizzo di energia nella casa.

L’architetto, in questo caso, passa un po’ in secondo piano. Si far per dire naturalmente. Hans Vermulen dello studio olandese DUS, vorrebbe usare questo progetto per risolvere il problema abitativo globale. L’idea di milioni di persone che abitano in case di plastica può spaventare ma prima bisogna considerare che non è necessario produrre altra plastica ma riutilizzare quella che già esiste, ad esempio quella delle enormi concentrazioni di plastica negli oceani, dei veri e propri continenti di polimeri che galleggiano appena sotto la superficie. Non si può certo illudersi che il cemento sia meno dannoso per l’ambiente, almeno nel senso che per procurarlo occorre deturpare interi paesaggi. Ciò detto è possibile che metodi alternativi come quello delle italiane D-Shape e WASP siano ben più ecologicamente sostenibili (anche se forse più difficilmente realizzabili)

Questo comunque è solo un piccolo assaggio di quello che la stampa 3D sarà in grado di fare in ambito edilizio. Paradossalmente il vero boom arriverà quando le stampanti – cioè i robot costruttori – saranno più piccoli, cioè tante piccole macchine additive che lavoreranno sinergicamente per costruire, o forse sarebbe il caso di dire, “autocostruire” qualsiasi cosa. Avete presente quelle gigantesche astronavi dei film di fantascienza, di cui vi siete sempre chiesti: ma quanti c***o di astronauti ci sono voluti per costruire quella “Morte Nera Perfettamente Operativa”? Nessuno. Quelle si costruiscono da sole, con milioni di stampanti 3D (che si costruiscono da sole).

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