Cosa si può fare con una stampante 3D? Si può dare impulso alle future generazioni

La mia esperienza al FAB10
di Carmen Russo, fondatrice del FabLab Catania

Il FAB10 è il decimo meeting annuale che si tiene ogni anno in una città di rilevo nel mondo dei makers. Quest’anno la location è stata Barcellona. 

Per me è stato il primo meeting internazionale a cui partecipavo in qualità di rappresentate del Fablab Catania.

Sono partita con molte aspettative alcune delle quali disattese, a dire il vero, ma nel complesso l’esperienza è stata positiva.

Uno dei workshop più interessanti a cui ho partecipato riguardava l’aspetto educational. 

Heloise di Wefab Brasile durante il workshop ha mostrato alcuni video di laboratori con bambini e stampanti 3D.

La meraviglia dei piccoli partecipanti ( intorno agli 8/10 anni) era assoluta. 

Le idee che hanno tirato fuori rispecchiavano la loro età. Alla domanda “cosa vorresti costruire ora con la stampante?” posta alla fine del laboratorio, una bimba per esempio ha risposto che adesso potrà costruire una doll house di 10 piani.

Fab10 - Carmen4Ma io pensavo a quale spinta verso il futuro di queste giovani menti possa aver avuto partecipare al laboratorio. Quali cose progetteranno questi adulti di domani per il solo fatto di aver avuto questa possibilità oggi? Queste bambine che oggi, giustamente, vogliono costruire una casa per le bambole (e tutto l’arredo facilmente scaricabile da siti come Thinginverse) un domani sceglieranno di proseguire gli studi nel campo delle tecnologie o delle scienze o ancora dell’informatica. È stata un’iniezione di speranza per me. 

Una bambina nel tentativo di spiegare cosa fosse la macchina che aveva visto in funzione ha detto: ” Lei (la stampante 3D n.d.a.) lavora, lavora…e poi qualcuno mette un oggetto lì.” E indicava nel video il piatto della stampante. Non si capacitava che l’oggetto fosse il risultato del lavoro della stampante. Anche se l’aveva visto con i propri occhi. Qualcuno, un adulto, era intervenuto secondo lei. Babbo Natale, che non si è mai visto sul serio, è più facile da credere di un oggetto che si materializza piano piano davanti a noi. Si va a pensare che ci sia dietro una sorta d’inganno magico.

Certo ai bambini di questa età è più difficile spiegare il funzionamento di una stampante a filamento. Che ne sanno loro? Come possono capire? La plastica che si riscalda e l’estrusione che segue l’imput del file stl precedentemente modellato al computer.

Per me era magia anche il processo del “dolce forno” in cui inserivo gli ingredienti miscelati da una parte e ne usciva un biscotto dall’altra. Che ne sapevo io a 6/7 anni del funzionamento del forno? Del calore che cambia la chimica degli elementi e li trasforma.

Che lavoro appassionante quello dell’educatore che deve far comprendere questi processi a cervelli non ancora pieni di saperi (e paletti).

Fab10 - Carmen5Continuando il giro perlustrativo del primo giorno, vedo macchinari e computer e fili di connessione ovunque. Non mancano schiere di stampanti 3D tutte allineate e di tutte le marche. Le più frequenti sono Makerbot e Ultimaker. Tutte vanno avanti imperterrite con i loro file da stampare per i vari workshop. La mattina infatti è dedicata da una parte alle presentazioni dei vari Fablab, quello che più mi ha colpita è il Fablab di Medillina in Colombia. Poco digitalizzati, a detta loro, ma tanto, tanto operativi. L’altro settore dello spazio espositivo è dedicato ai workshop per i ragazzi di tutte le età. Entrano al DHUB un po’ così…tanto per fare qualcosa e ne escono sorpresi e divertiti, col cervello che va a pieno ritmo, pensando a come trasformare le cose che hanno visto e imparato in loro progetti personali.

Mi avvicino, il quarto giorno del convegno, alle postazioni di Carlos Perez che mostra a un gruppo di una decina di ragazzi di circa 15-16 anni come passare dal disegno realizzato con il software Rhinoceros al modello stampato. Mi avvicino e gli chiedo come approcci lui l’insegnamento ai ragazzi visto che di solito segue in giro per l’Europa gli adulti che vogliono apprendere Rhino. 

“Molto più immediato con loro che con gli adulti”, mi dice soddisfatto. Stanno modellando un robottino stilizzato che poi viene inviato alle stampanti lì vicino. Il risultato è soddisfacente e i ragazzi in qualche ora hanno appreso come realizzare alcune loro idee.

Mi sposto nel workshop vicino, età intorno agli 8/10 anni. Sono un po’ meno composti dei ragazzi più grandi ma anche loro li vedo entusiasti di sperimentare come catturare l’immagine 3D dei loro compagni seduti alle postazioni e poi stamparle in PLA. il sistema è facile, basta un software scaricabile online, uno scanner Kinect e una stampante 3D. Un compagno è seduto, ma potrebbe stare anche in piedi, ed un altro con la Kinect in mano gli gira intorno lentamente. Nel PC compare l’immagine catturata. Il passo successivo è sistemare il file STL, che comunque sembra di discreta qualità, e inviarlo alle stampanti. 

Un bel progetto lo trovo nello spazio della piattaforma Reshape, che propone una stampa tridimensionale nata dalla trasformazione vocale. In pratica la stampante segue un file sonoro pre registrato. Questo progetto è arrivato al secondo posto del concorso organizzato da Reshape. Mi sembra un bel modo di produrre un oggetto che ricordi un momento. Al limite si può usare per mandare a quel paese qualcuno senza che lo scopra (se nel frattempo non inventano un sistema per decodificare il messaggio contenuto nell’oggetto.

Fab10 - Carmen1Nei giorni seguenti incontro alcuni dei  partecipanti al global awards Fab. Ci sono molti italiani ed è un piacere fare il tifo, anche se ho notato che non tutti gli italiani presenti fanno squadra con gli altri. Alcuni salutano a stento. In ogni trovo la stampante di un team di ragazzi romani, Falla 3D. Loro sono simpatici e alla mano. L’idea che hanno portato avanti (sono già alla versione 2.0 della macchina) è quella di una stampante con estrusori intercambiabili facilmente. È come comprare tre stampanti in una!

Nello stand accanto ci sono i ragazzi del Togo e, al di là del meritevole progetto* che presentano mi colpisce un particolare: nei benefit che includono nell’accesso al Fab c’è il simbolo dell’acqua potabile insieme al wifi free ed altri tools. La sete del sapere è appagata e in questo caso anche quella reale. 

Nei paesi occidentali tutto sommato il prodotto di una stampante 3D non cambia la vita, ma può invece aiutare a creare nuovi progetti e sperimenti. In altri paesi, come quelli del continente africano e del continente sudamericano, una stampante può davvero cambiare il corso dell’esistenza, risolvendo problemi pratici e stimolando le giovani menti a costruire il futuro. 

* il progetto è stato il vincitore del Global Adwars Fab

Carmen Russo
Fablab Catania

Fab10 - Carmen2

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