Leapfrog porta le sue stampanti 3D oltreoceano

Anche se si è spesso trovato a inseguire, Leapfrog, il secondo più noto produttore olandese di stampanti 3D, è stato in grado di ritagliarsi una nicchia di mercato ideale, rivolgendosi ai professionisti e alle aziende, anche di grandi dimensioni, che possono aver bisogno di usare un sistema desktop prototipazione rapida, parallelamente alle grandi macchine industriali. Quella nicchia – che include (ma non è limitata a) la sfera prosumer – sta ora diventando il mainstream per la stampa 3D desktop e la giovane azienda olandese sta sfruttando a pieno la sua lungimiranza.

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Per farlo sta espandendo ulteriormente il team R&D e di vendita che si trovano nella nuovissima sede centrale ad Alphen aan den Rijn, a meno di un’ora da Amsterdam e Utrecht, e, cosa forse ancora più importante, con la firma di accordi di distribuzione dall’altra parte dell’oceano Atlantico. “Abbiamo introdotto una nuova figura professionale che ha un ruolo simile al mio per il mercato statunitense”, dice Saswitha de Kok, direttore commerciale e marketing dall’inizio del 2012, che ho incontrato al nuovo quartier generale di Leapfrog, “Sono molto felice di poter annunciare che abbiamo già chiuso tre importanti partnership commerciali con Amazon, Wynit e US Cutter”.

Tutti conoscono la potenza commerciale di Amazon ma è probabilmente negli altir due accordi che la strategia di Leapfrog diventa più chiara: Wynit è un grande distributore di tecnologia degli Stati Uniti che si rivolge a molte piccole imprese e tratta già la linea FlashForge di stampanti 3D, mentre US Cutter è un sito di e-commerce per le esigenze di una clientela professionale in stile HomeDepot (il nostro Leroy Merlin).

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“Quando ho iniziato qui in Leapfrog ho notato che molti produttori di stampanti desktop 3D si stavano orientando verso l’ambito maker che è diventato sempre più affollato. Così abbiamo deciso di rivolgerci a imprese di ingegneria e studi di architettura o medici, così come ospedali e scuole”, mi ha spiegato Saswitha spiegato. “Leapfrog ha sviluppato la sua prima stampante Creatr 3D come strumento per la sua società madre, che produce macchine per l’industria flessografica. Questi non sono prodotti in massa così, ogni volta che un componente deve essere sostituito, stamparlo in 3D è una soluzione estremamente conveniente.

“Abbiamo comprato una stampante 3D RepRap e poi abbiamo deciso di costruire la nostra – più robusta e più efficiente”, racconta Saswitha. “Questo è proprio ciò che i nostri clienti hanno imparato ad apprezzare delle stampanti Leapfrog 3D: la loro solidità e resistenza, così come i grandi volumi di stampa e il doppio estrusore per i supporti in PVA fin dall’inizio”.

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L’attuale line up di Leapfrog, dopo il lancio recente della nuova stampante super veloce Creatr HS, al prezzo di € 1,799 + IVA, comprende anche l’originale Creatr (che è stata notevolmente aggiornata dalla prima versione), a partire da 1.199 (1.499 con doppio estrusore), così come la Creatr XL, al prezzo di € 3,999, e la più professionale Xseed, che arriva a 6,999 euro. Per la clientela industriale di Leapfrog, che include colossi del calibro di Airbus e Philips, si tratta di un piccolo investimento per le possibilità che offre.

Saswitha ritiene che il vero business consumer sia ancora abbastanza lontano, ma non del tutto fuori portata. “Potrebbero volerci fino a 10 anni per sviluppare un vero mercato di massa, anche se la stampa 3D è già implementata in ambito consumer. Molti rivenditori si stanno concentrando sui cloni in miniatura stampati in 3D o sui case personalizzati, che, in alcuni casi, vengono ancora stampati in Cina, che in effetti è un controsenso. Presto, però, questi oggetti verranno stampati in 3D direttamente sul posto. L’FFF sarà probabilmente la tecnologia ideale per soddisfare le esigenze dei consumatori, ma molto dipenderà dalla disponibilità di nuovi materiali” “.

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Questo è probabilmente il motivo Leapfrog, che non produce i propri materiali di consumo (per mantenere la piattaforma il più aperta possibile alle diverse esigenze professionali) sta per lanciare sul mercato MAXX, una nuova linea di filamenti sviluppati attraverso partner esterni. “Molti dei nostri clienti ci chiedono di materiali specifici, come, ad esempio, plastiche biocompatibili approvate dall’FDA e noi vogliamo poterglieli fornire”. Un concetto che sta diventando sempre più chiaro: le stampanti 3D si stanno diffondendo in tutto il mondo con la promessa di distribuire la produzione, ma se avranno successo o meno saranno i materiali a determinarlo.

 

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