Hyve-3D, il momento della realtà virtuale è finalmente arrivato grazie alla stampa 3

Anche se è uno dei più significativi, l’accesso alla modellazione 3D non è l’unico limite alla diffusione della stampa 3D. Il vero limite è l’immaginazione e non è solo un luogo comune: la fantasia limita le nostre possibilità perché è davvero difficile – anche per designer e ingegneri esperti – immaginare cosa sia possibile realizzare sfruttando appieno le possibilità offerte dai processi additivi.

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Un aiuto in questo senso potrebbe arrivare da una nuova generazione di ambienti immersivi basati sulla realtà virtuale, in cui non sarà più necessario spremere le meningi per creare immagini mentali di modelli 3D assurdamente complessi. Hyve-3D, un coinvolgente (e relativamente accessibile) ambiente collaborativo in VR, presentato dai ricercatori dell’Università di Montreal allo scorso SIGGRAPH di Vancouver, potrebbe essere il primo passo nel portare questa tecnologia alle masse.

La necessità di utilizzare ambienti virtuali collaborativi (basati su mappature 3D e scansioni 3D in tempo reale) non è una novità assoluta. Sistemi simili sono già stati implementati a livello industriale. Lockheed Martin lo ha fatto un paio di anni fa con il sistema CHIL, Collaborative Human Immersive Laboratory. L’anno scorso il potente e onnisciente Elon Musk ha iniziato il processo di democratizzazione di tali sistemi utilizzando tecnologie facilmente reperibili come l’Oculus Rift e il sensore Leap per realizzare componenti di razzi da stampare in 3D nelle sue strutture di ricerca e sviluppo in stile Tony Stark.

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Anche la rivista Fortune ha capito che il vero potenziale della VR non è certo solo per i videogiochi e Facebook lo ha dimostrato ulteriormente acquistando proprio Oculus Rift (l’azienda, non gli occhiali) per 4 miliardi di dollari: anche se il sistema di realtà virtuale non è ancora predisposto per essere pienamente “collaborativo”, è probabilmente il più avanzato oggi disponibile ed è anche il più vicino alla produzione di massa. La domanda che probabilmente vi state facendo da lettori di 3Discover.it è: cosa c’entra tutto questo con la stampa 3D?

L’industria della stampa 3D sta prestando molta attenzione allo sviluppo di ambienti virtuali 3D. Essere in grado di stampare in 3D un prototipo, modificarlo e ristamparlo rapidamente se non corrisponde alle aspettative è un vantaggio produttivo enorme, ma sarebbe ancora meglio stamparlo direttamente in modo corretto. Poter gestire, manipolare e modificare virtualmente in 3D di un prototipo prima di avviarne la stampa può solo migliorare e velocizzare l’intero processo produttivo.

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Entrambe le tecnologie esistono dagli anni ’80, ma hanno seguito percorsi diversi verso la piena maturità. La stampa 3D è rimasta in gran parte nascosta agli occhi del pubblico pur essendo implementata in tutti i processi industriali avanzati. La realtà virtuale, d’altra parte, non è mai entrata davvero nei processi produttivi professionali ed è stata vista principalmente come una (imperfetta) tecnologia di intrattenimento.

Ora entrambe le tecnologie sono pronte per essere adottate seriamente a tutti i livelli. Due facce della stessa medaglia fatta di possibilità illimitate. Hyve-3D (che, tra l’altro, sta per Hybrid Virtual Environment 3D) vuole contribuire a renderle davvero accessibili a tutti.

Copia di feature

“Hyve-3D è una nuova interfaccia per la creazione di contenuti 3D attraverso lo sketching 3D collaborativo in prima persona,” ha spiegato il ricercatore professor Tomás Dorta, della School of Design alla University of Montreal. “In un ambiente 3D totalmente immersivo, gli utenti creano i loro design sugli iPad e possono poi utilizzare i tablet per manipolarli  all’interno dello spazio virtuale tridimensionale”.

Ciò significa che più artisti e designer possono lavorare insieme sullo stesso progetto prima che questo diventi fisicamente reale. Le immagini 3D sono create da un’illusione ottica basata su una proiezione ad alta risoluzione su un tessuto speciale concavo e con un diametro di 5 metri. Uno specchio a cupola di 16 pollici viene usato per proiettare l’immagine.

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L’hardware richiesto è basato su sistemi di elettronica di consumo facilmente reperibili come un MacBookPro, un sistema di monitoraggio dotato di sensori 3D (fondamentalmente un Kinect modificato) e due mini iPad. Non è del tutto dissimile da questo progetto sperimentale di Sony di circa due anni fa.

“Il software gestisce il networking, le immagini, la grafica 3D, la proiezione, e permette anche di abbinare i sensori ai dispositivi iPad,” spiega Dorta, riconoscendo poi come gli utilizzi principali di questo sistema relativamente semplice e non intrusivo, non saranno certo solo per l’intrattenimento quanto per applicazioni in campo industriale, ingegneristico, architettonico e medicale.

Il video dimostrativo rilasciato al SIGGRAPH (cliccate qui per vederlo) è impressionante, ma non basta: in passato molti altri progetti di realtà virtuale che sembravano perfetti in video alla fine si sono rivelati ancora troppo acerbi per essere davvero implementati.

Per superarli Hyve-3D dovrà passare dalla prova dell’accettazione da parte del settore della produzione industriale, il che significa che dovrà essere in grado di integrarsi perfettamente con i processi di stampa 3D. Allora, e solo allora, la realtà virtuale sarà pronta per diventare davvero una tecnologia da videogiochi.

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