Maker Faire di Roma, ora si fa sul serio

Penso che il momento più significativo per me, durante la Maker Faire di Roma, la prima Maker Faire che abbia mai visitato, ha avuto luogo mentre, dopo due giorni di pura follia, correndo tra decine di stand scoprire quale fosse il loro nuovo contributo all’espansione della stampa 3D, ho sentito una bambina, di forse tre o quattro anni, che aveva appena visto una stampante 3D per la prima volta, e, semplicemente ha detto che avrebbe voluto averne una a casa. Ho pensato che, quando sarà un’adolescente, lei come quasi ogni ragazzo o ragazza della sua età che viene introdotto a queste tecnologie oggi, probabilmente ce l’avranno. children Questo per me è stato uno degli aspetti più limpidi di una fiera che ha ospitato qualcosa come 300 stand, con decine di Fab Lab, inventori, creatori, produttori di componenti elettronici e – naturalmente – produttori di stampanti 3D. Insieme a quella bambina, ho visto innumerevoli altri bimbi, famiglie, ragazzi e altrettante ragazze di tutte le età, studenti, professionisti, e anche un numero abbastanza elevato di anziani. Anche se molti erano lì per vedere tutti gli strumenti di fabbricazione personali, e mentre l’elettronica (open) è attualmente il focus principale del movimento Maker, non c’è dubbio per me che la maggior parte delle persone, in particolare quelli che si avvicinavano a questo mondo per la prima volta, sono stati irresistibilmente attratti dal desiderio di saperne di più su come le stampanti 3D stanno cambiando il mondo e potrebbero cambiare il loro mondo. children robot I Fab Labs, i laboratori di fabbricazione personale costruiti intorno al concetto proposto per primo dal professore del MIT, Neil Gershnfeld, sono i principali partecipanti in qualsiasi Maker Faire. Sono il luogo dei maker, costruito da maker e creativi in generale per aiutare gli altri a iniziare a “fare” cose nuove. Anche se lo statuto ufficiale della Fab Lab Foundation non dice nulla in particolare sul fatto che un Fab Lab deve essere un’associazione senza scopo di lucro (sono permessi diversi assetti societari), c’è molta confusione su quali dovrebbero essere i mezzi di sostentamento di un Fab Lab. Questo è anche perché tutti i Fab Lab sono diversi, soprattutto in un paese diviso come l’Italia, dove ogni piccola città è spesso molto diversa dal suo vicino più prossimo. Quello che tutti certamente condividono è una grande passione e grandi capacità creative. L’Italia è diventata un centro per la fabbricazione digitale, perché questo nuovo mezzo di produzione si sta diffondendo sia a livello industriale che artigianale. Mentre l’industria è certamente dove le tecnologie sono più avanzate e ci sono gli investimenti più importanti, la produzione personale è sicuramente quella che scatena più entusiasmo ed in quanto tale è strategica a tutti i livelli perché riesce ad attirare l’interesse di tante nuove persone.

la FabTotum

fabototum Ogni singolo Fab Lab ha almeno una stampante 3D (che in realtà è – insieme ad altre macchine – un requisito della Fab Lab Foundation) e quasi tutti gli stand di ogni Fab Lab ho visitato proponevano applicazioni molto interessanti, dal sistema Dr Jack (un gadget da collegare al jack delle cuffie dell’iPhone e, attraverso un’app salvare tutte le informazioni sensibili sulla propria salute), alla ricostruzione della città di Pechino, lunga 35 metri lineari, creata dal Fab Lab Venezia. Ancor più che le nuove macchine (c’erano almeno una trentina di stand che appartenevano a nuovi o affermati produttori di stampanti 3D), questo è forse l’elemento più importante che i maker sono in grado di offrire all’industria della stampa 3D: inventare nuove applicazioni. E l’Italia è un paese di inventori. Ho visto incredibili progetti di architettura, progetti intelligenti e connessi, così come nuove idee, gioielli e accessori, prototipazione rapida e anche la produzione di piccole serie. La direzione specifica di un Fab Lab è strettamente legata al territorio in cui opera: nel centro molti sono artigiani, un po ‘più in alto ci sono le case automobilistiche, più a nord ci sono molti ingegneri, ad est molti designer, al sud ci sono un sacco di idee rivoluzionarie. Questi non sono certo dogmi scolpiti nella pietra e possono essere intercambiabili, ma sono elementi che possono offrire un’idea generale. Uno dei più grandi contributi provenienti dell’Italia per la scena Maker è Arduino. L’azienda fondata da Massimo Banzi è stata la star della Maker Faire, attirando l’attenzione di colossi elettronici come Intel e Freescale (anch’essi presenti). E ‘uno dei pochi esempi di successo di un’azienda puramente open source, eppure la fila costante nel gigantesco negozio al centro della fiera e dimostra oltre ogni dubbio che l’open source non significa affatto “senza soldi”. I componenti Arduino sono liberi e possono essere copiati da chiunque: è il successo dei suoi sforzi di branding (altro campo in cui gli italiani sono ancora tra i migliore) ad assicurare all’azienda l’attuale successo commerciale e probabilmente anche la sua futura crescita.

Materia, la stampante 3D di Arduino e Sharebot

ardunio materia Mi sembra che questo concetto venga spesso confuso da open source “integralisti” che non tollerano alcun altro modello di business. Senza avventurarsi troppo in profondità su questo argomento molto complesso (reso ancor più complicato dalla questione dei brevetti tecnologici e proprietà intellettuali), mi sembra che non sempre debba sempre essere questione di fare e condividere ogni cosa gratuitamente, ma piuttosto di utilizzare il denaro come strumento per far funzionare le cose e per permettere alle persone di vivere decentemente, senza concentrarsi esclusivamente sulla ricchezza materiale. Anche perché se non si guadagna vuole dire che i soldi te le deve dare qualcuno che ne ha tanti. E se ne ha tanti chissà dove li ha presi. La stampa 3D ha reso possibile avviare un business con investimenti minimi. Ora quello che serve sono le idee e competenze, per lo più la programmazione, la modellazione e la conoscenza del software CAD, ed è anche per questo che la presenza di Autodesk come sponsor d’argento era così importante: la sua suite 123D App offre strumenti di modellazione facili da usare e gratuiti: sono il modo più semplice per permettere ai bambini e ai nuovi arrivati di liberare la loro creatività in 3D.

Il progetto del contest PrintforAID organizzato da Thingarage, MakeTank e Vectorealism

pritnforaid Questo è anche il motivo per cui il concorso PrintforAID, organizzato dal network italiano Thingarage, in collaborazione con il marketplace online di design e artigianato digitale MakeTank e Vectorealism, uno dei primi servizi di produzione personale in Italia, ha premiato un oggetto molto semplice e utile allo stesso tempo: una clip che può trasformare qualsiasi borsa di stoffa in uno zaino geolocalizzabile. Con queste competenze, una stampante 3D può aiutare ogni sogno a diventare reale e – commercialmente o meno – condiviso con gli altri per contribuire a migliorare la loro vita o aiutarli a creare quello che vogliono. Tanto che anche la stessa Arduino, come abbiamo svelato in anteprima sabato scorso, ha collaborato con Sharebot per creare la propria stampante 3D: Materia. I tre maggiori produttori italiani di stampanti 3D, DWS, Sharebot e WASP, erano tutti presenti con grandi stand e sono stati anche tra i pochi a presentare tecnologie diverse dall’FFF. Insieme con i suoi sistemi SLA di fascia alta per gioielli, odontoiatria e prototipazione, DWS continua a spingere il modello XFab che, quando verrà consegnato (la data prevista è ora la fine del 2014 per le prime consegne), sarà la prima vera, alternativa valida alla Form+ di FormLabs, solo che avrà una maggiore gamma di materiali e un volume di stampa molto più grande (un cilindro con diametro e altezza di 180 mm).

Lo stand di DWS con la Xfab in primo piano

dws Sharebot continua ad essere l’unica società nata da un progetto RepRap in grado di presentare tre tecnologie perfettamente funzionanti. La qualità dei pezzi realizzati con il suo sistema di SnowWhite SLS migliora di settimana in settimana, con la società che ora è in grado di realizzare modelli in nylon e persino in arricchito al grafene arricchito (e anche con lo zucchero). C’è ancora lavoro ancora da fare, ma la macchina sembra promettente. Così come il suo sistema DLP, Voyager, e l’intera gamma FFF (compreso la Materia di Arduino).

La qualità del nylon sinterizzato da Sharebot continua ad aumentare

sharebot sls WASP, che ha portato in fiera una Big Big Delta di 4 metri (perché quella di sei metri non si adattava all’interno dello stand) ha impressionato anche per il continuo sviluppo di tutti gli altri sistemi così come per l’alta qualità di alcune delle sue stampe più grandi. Spinto dall’obiettivo di costruire case in 3D in tutto il mondo, il CEO della società, Massimo Moretti, continua a innovare e inventare nuove applicazioni. E sulla sua stessa “visione creativa” si pone anche Enrico Dini di D-Shape, che probabilmente passerà alla storia come colui che per primo ha concettualizzato l’idea delle case di stampate 3D e a cui è stata dedicata un’intera sezione nell’area dedicata a illustrare i grandi contributi tecnologici degli italiani al mondo.

La Big Big Delta di WASP era alta 4 metri (quella da 6 metri non ci stava nello stand)

wasp C’erano anche tante, troppe altre stampanti 3D per raccontarvele tutte qui (nei prossimi giorni, mesi e settimane pubblicheremo approfondimenti su tutte le società e i progetti più interessanti), tuttavia ce n’erano alcune che spiccavano particolarmente. Per esempio la FabTotum (un sistema compatto che fa da CNC, scanner 3D e stampante 3D) e poi la “By Flow”, che potrebbe essere la prima stampante 3D completamente portatile (e pieghevole) 3D ad arrivare sul mercato. Tra le applicazioni, devo ammettere che lo stando dove ho passato più tempo è stato quello di 3DRacers: questo concetto open source per macchinine telecomandate, personalizzabili e stampabili in 3D sarà sicuramente interessante da seguire. Decine di altri progetti affascinanti portati avanti dalle università e da collaborazioni tra istituti accademici e aziende riempivano ogni sala del Centro Auditorio Casa della Musica, molte delle quali basate sulla stampa 3D. C’erano così tanti espositori che alcune persone si sono lamentati che era troppo difficile individuare laboratori, stand e conferenze, ma non ci sono molti posti idonei ad ospitare una Faire di queste dimensioni. Forse il complesso Fiera di Roma avrebbe funzionato, tuttavia, è stato occupato da un altro grande evento: la Comics Convention. E il fatto che, a dispetto di questa sfortunata concomitanza, la Maker Faire sia stato un successo di pubblico incredibile, è la dimostrazione più evidente che l’evoluzione del movimento Maker, in Italia come altrove, è solo all’inizio.

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