La strada verso la produzione di massa inizia dalla Projet 7000 e 3DZ

Qualche giorno fa girava su Internet un Meme che spiegava come anche un viaggio di 10.000 km inizia con il primo passo. Se il viaggio è quello che ci porterà in futuro a produrre ogni oggetto in modo personalizzato e modulare attraverso tecnologie incredibili come la High Speed Continuous 3D Fab Grade di 3D Systems, il primo passo è rappresentato da macchine già largamente diffuse come le Projet 7000 SD, HD ed MP.

La più accessibile, insieme alla serie Projet 6000, tra le stampanti stereolitografiche di 3D Systems finalizzate alla produzione industriale di piccole serie, queste macchine dal design futuristico sono adatte a molteplici settori, da gioiello, dentale e medicale al mondo automobilistico ed aerospaziale.

Anche se rappresentano già il culmine attuale delle rivoluzione industriale della manifattura additiva, un processo già in atto da due decenni, queste stampanti 3D sono l’inizio di un viaggio verso una rivoluzione ancora più grande e, come dicono gli americani più “disruptive”, nel senso che cambieranno completamente molte delle logiche manifatturiere per alcuni tipi di produzioni.

Chiaramente non sono macchine che si possono vedere all’opera ovunque. Spesso si trovano solo nei reparti segretissimi di ricerca e sviluppo delle grandi aziende. Fortunatamente, grazie a 3DZ, uno dei top rivenditori 3D Systems per l’Europa, con 5 sedi in Italia, siamo riusciti a organizzare una visita presso la sede di 3D Systems Italia, a Pinerolo, dove l’azienda offre i servizi di stampa 3D on-demand del suo network Quickparts.

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La sede italiana di 3D Systems è anche una delle sue principali basi europee. Prima di essere acquisita da 3D Systems operava – sempre come service di parti on-demand – con il nome di Provel ed è stata fondata ada Giorgio Buson. Nasce proprio con l’intento di offrire servizi di stampa 3D industriale a quelle aziende che hanno bisogno di piccole serie o un numero limitato di prototipi. Naturalmente il termine “piccole serie” ha assunto connotati molto diversi da quando sono arrivate le stampanti 3D da produzione.

Le Projet 7000 hanno un’area di stampa di 380 x 380 x 250 cm e al contempo offrono la risoluzione elevata dei processi stereolitografici. “Sono semplicissime da usare: basta selezionare il modello desiderato dal menù e premere “stampa” dal touch-screen a colori,” dice mostrandocela all’opera Giorgio Ferraris, amministratore di 3DZ, che oggi si occupa principalmente della diffusione della stampa 3D in Piemonte e delle attività di vendita dei servizi Quickparts “L’affidabilità è garantita anche per lavori di molte ore – prosegue – e sono in grado di usare diversi materiali: dalle resine perfettamente trasparenti a quelle flessibili e calcinabili per la produzione di gioielli. Insomma possono già essere usate per creare quasi ogni tipo di prototipo funzionale e anche diversi tipi di parti e componenti destinati all’utilizzo finale.”

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“C’è capitato in passato di arrivare a produrre una serie di 1.000 pezzi per una società spagnola, che poi sono diventati 8.000”, racconta ancora Alessandro Buson ( figlio di Giorgio ). “A livello di service la richiesta sta crescendo molto e gli obiettivi che 3D Systems si pone sono davvero ambiziosi. Eppure ci vorrà tempo prima che le aziende comprendano appieno il potenziale della stampa 3D.”

“La maggior parte delle aziende – spiega Giorgio Buson – si domanda se costerà di più a fare un pezzo in stampa 3D o per via tradizionale ma per capire come sfruttare la stampa 3D bisogna andare alla base, alla progettazione del prodotto e pensarlo in tutto un’altro modo. Non ci si può limitare a pensare che il costo dei materiali è più elevato, bisogna valutare l’intero processo.”

La differenza è che con la stampa 3D davvero non ci sono più limiti alle parti che è possibile realizzare e questa libertà non è stata ancora pienamente compresa da chi progetta i componenti, che rimane condizionato dalle limitazioni che la manifattura tradizionale ha imposto. “Bisogna cominciare a pensare in modo additivo perché con la stampa 3D è cambiato tutto e oggi noi con macchine come la Projet 7000 e tutti i sistemi stereolitografici e a sinterizzazione di plastiche e metalli di 3D Systems possiamo produrre qualsiasi cosa,” conferma Giorgio Buson.

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Questo non significa che tutta la manifattura è destinata a cambiare. Gli oggetti più semplici continueranno a essere prodotti in grandi numeri attraverso le tecniche tradizionali. Eppure stanno nascendo nuovo prodotti che offrono possibilità inimmaginabili fino a pochi anni fa. Questa  rivoluzione è già ben avviata.

“La stampa 3D ha già cambiato radicalmente l’industria automobilistica,” dice Buson padre. “Quando avevo 20 anni, in Alfa Romeo stavano progettando la prima Giulietta e ci hanno messo sei anni per arrivare al prodotto finito. Oggi per andare dal primissimo tratto di matita del primo sketch, al modello finito da lanciare sul mercato, ci vogliono tra gli 11 e i 15 mesi.”

Il prossimo passo sarà una sempre maggior adozione della stampa 3D da parte delle grandi aziende. Per molte di loro, soprattutto in Italia, può essere un’ancora di salvezza che permette di ridurre i costi e i tempi di produzione in un momento di crisi ma la transizione non sarà facile. “I vantaggi sono indubbi,” prosegue Giorgio Ferraris. “Immaginate per esempio le Turbine a gas che l’Ansaldo ha prodotto e venduto magari 40 anni fa. Se se ne rompe una in Sud America ci vogliono mesi per ripararla. Bisogna trovare il modello dello stampo e farlo rifare. Devono rifare la fusione e in più si trovano con un modello altamente inefficiente.”

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Con la stampa 3D tutto questo non sussiste e, soprattutto, è possible produrre delle nuove turbine infinitamente più efficienti. Si possono inserire canalizzazioni conformate per il raffreddamento interno in modo che il sistema abbia un rendimento superiore. Quindi si possono usare materiali meno pregiati e quindi molto meno costosi come l’Inconel 718, una lega a base di nickel. “Abbiamo bisogno che i progettisti comincino davvero a pensare a come sfruttare le nostre stampanti.”

Quindi, quando chiediamo a Giorgio Ferraris cosa suggerirebbe a qualcuno che vuole iniziare a guadagnare nel mondo della stampa 3D la risposta è ovvia: prima di tutto è capire le esigenze del mercato. “Se una persona decide di investire in una stampante 3D – ci spiega – il passo successivo è decidere quale tecnologia usare e con l’offerta che 3DZ è in grado di mettere a disposizione, con decine di modelli basati su sette diversi processi, è praticamente impossibile non trovare la soluzione. L’approccio quindi deve essere di capire cosa si vuol fare e poi scegliere la stampante 3D che permette di farlo al meglio. In quel caso 3DZ ha sicuramente quella giusta.”

Ci sono tantissimi settori in cui la stampa 3D sta aprendo possibilità incredibili e straordinarie. Dal medicale, al dentale e dalla moda al mondo del gioiello e persino, se fatto bene, anche per la vendita di prodotti ai consumatori, come i mini-me e le foto fisiche: per tutto questo 3D Systems Italia, attraverso 3DZ , è in grado di aiutare a costruire il futuro”.

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