CHECKLIGHT di Reebok non sarebbe stato possibile senza la stampa 3D

Il responsabile del laboratorio di Reebok, Gary Rabinovitz ama la stampa 3D. E’ uno dei primi membri del gruppo “Additive Manufacturing”. Un esempio della sua passione per questa tecnologia lo si è avuto al “TCT show + Personalize” (evento che si tiene ogni anno in Inghilterra), in cui ha presentato il sistema di sicurezza CHECKLIGHT di Reebok e tutto il processo di prototipazione rapida che ha permesso la sua realizzazione. Il dispositivo indossabile presentato consiste in un “tappo”  con associato un dispositivo elettronico (dotato di accelerometro e giroscopio) per rilevare la gravità di una lesione alla testa in tempo reale.

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Progettato e pensato per gli oltre 113 milioni di persone di ogni età che praticano sport che richiedono caschi, il sistema è ideale anche per quei 38 milioni di persone che praticano sport considerati rischiosi …. Ma che non prevedono un casco, come per esempio il calcio (chiedere a Piotr Cech del Chelsea o a Christian Chivu, ex Inter). Gary appassionato di football americano, infatti, fa rientrare in quest’ultima categoria anche il calcio “europeo”

Si tratta di un cambio importante per Reebok che, senza un uso intensivo delle tecnologie di stampa della 3D systems, distribuite in Italia da 3DZ, non sarebbe stato possibile. Infatti è i primo dispositivo indossabile (come si vede dalle foto) interamente progettato e costruito da Reebok. Per la realizzazione del prototipo il Laboratorio di prototipazione di Reebok, coordinato da Gary, ha utilizzato in prevalalenza la sinterizzazione (SLS) combinando alcune parti stampate in nylon.

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Rabinowitz e il suo team hanno utilizzato la tecnolgia SLS per fare un modello iniziale, modello che avesse già dell’elettronica da “testare” con un manichino per capire le varie iterazioni. Oltre alla tecnologia SLS di 3D Systems per la costruzione del prototipo contenente l’elettronica, è stato necesario l’utilizzo della tecnologia ColorJet, sempre di 3DS per identificare, tramite colori diversi, la severità dell’incidente (verde, arancione, rosso) , come determinato dall’analisi algoritmica dei dati pervenuti  dal giroscopio e dall’acceleratore.  A questo si è aggiunto anche l’utilizzo della “Fused Deposition Modelling” (FDM) per il tappo del dispositivo. Diverse tecnologie, in uno stesso progetto, per la realizzazione di un prototipo che, dopo diversi affinamenti ed iterazioni, ha portato ad un prodotto che oggi troviamo nel mercato

reebok-USB-redlight-3d-printingNon poteva certo mancare, nella fase di protocipazione del progetto, la tecnologia più affidabile della stampa 3D, la Stereolitografia. Quando il prototipo CHECKLIGHT è stato pronto per dei test approfonditi, il team di Rabinovitz ha fatto realizzare lo stesso in diverse forme e diversi materiali utilizzando appunto la stereoltografia (SLA). L’ostacolo finale, la cerniera a contatto con il dispositivo, è stato superato nuovamente con la tecnoogia SLS di 3DS, per ridurre al massimo l’ingombro e permettere di essere indossato senza fastidi per lo sportivo.

Il progetto è stato di grande soddisfazione per Gary ed il suo team, visti i primi riscontri positivi degli utilizzatori finali. I bambini che lo utilizzano hanno benefici immediati; in casi di contusioni è il secondo trattamento che causa i maggiori danni. Portare il bambino che sta praticando sport fuori dal campo in caso di “luce rossa” del dispositivo, evita danni ben peggiori. Tramite li allarmi colorati presenti nel dispositivo si riesce, ad esempio nel Football americano che Gary conosce nel dettaglio, a capire il corretto approccio all’impatto. Un bell’esempio di uso della stampa 3D per un prodotto finale da consigliare a tutti gli sportivi.

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