Alla (ri)scoperta di Sharebot, ecco come l’azienda, tra i leader in Europa, porterà la stampa 3D a tutti

La nuova industria della stampa 3D in Italia, quella che, con un tasso di innovazione e creatività senza pari, sta travolgendo le dinamiche industriali tradizionali, con idee che vengono “dal basso”, ha un nome: Sharebot. L’azienda di Nibionno fondata da cinque giovani soci, nell’età o comunque nello spirito, è stata la prima a credere veramente nelle possibilità della stampa 3D desktop e a investire seriamente per creare un nuovo tipo di realtà industriale, una realtà che non solo crea posti di lavoro per gli abitanti della zona, ma che crea anche gli strumenti per creare altri posti di lavoro in tutte le aziende locali, nazionali e, ora sempre di più, anche fuori dai confini italiani.

Così dopo un anno in cui abbiamo seguito molte delle novità e delle innovazioni che l’azienda propone in continuazione, abbiamo voluto tornare a trovarli, per conoscere meglio il team dietro a questo fenomeno italiano e soprattutto per farli conoscere a chi ci segue e vuole capire meglio in che direzione stia andando la stampa 3D, anche attraverso le testimonianze dirette di chi prende queste decisioni in prima persona.

Abbiamo visitato la sede, che continua ad espandersi con nuovi padiglioni sempre più strutturati per supportare l’enorme richiesta di macchine (si parla già di diverse migliaia di macchine installate) e abbiamo riunito tutto il team dei fondatori intorno a un tavolo. Ecco cosa ci hanno detto.

3Discover.it: “Qual è la visione globale di Sharebot?”

Arturo Donghi, CEO: “Pensiamo che la stampa 3D rivoluzioni il mondo industriale e il modo di fare impresa, cambiando le produzioni nei prossimi anni. In Europa rimarrà solo la produzione personalizzata o di prototipi, mentre le grandi produzioni andranno nei paesi asiatici. Noi vogliamo essere pronti per mettere a disposizione della piccola-media azienda, che altrimenti morirebbe, le tecnologie che sono riservate alla grande azienda. Tutta la ricerca sta lavorando per abbassare il punto d’ingresso e i costi delle stampanti, per ottenere dei prodotti e degli oggetti di qualità elevata a costi inferiori. Abbiamo fatto anche delle simulazioni e sull’FDM già oggi si possono immaginare delle mini-fabbriche, dove con delle stampanti 3D si possono ottenere dei pezzi a costi interessanti. Quindi può diventare sostenibile la fabbrica fatta con stampanti 3D. Per ora le nostre informazioni riguardano solo la tecnologia FDM, ma sicuramente nel futuro la previsione è che l’FDM avrà una sua collocazione specifica ma altre tecnologie probabilmente avranno un ruolo più importante – tipo la DLP. Penso che Sharebot abbia le potenzialità e le capacità per diventare un’impresa importante in Italia e leader del settore.

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3Discover.it: “Cosa ti ha colpito di più del mondo della stampa 3D?”

Andrea Redaelli, Presidente e Responsabile Ricerca e Sviluppo: “Quando vedi per la prima volta una stampante 3D in azione non puoi che restarne stupito. Ormai sono alcuni anni che se ne parla, ma a ripensare all’inizio penso sia una cosa davvero stupefacente. Un aspetto che mi entusiasma ancora è si tratta di una tecnologia accessibile a tutti.

3Discover.it: Qual è la direzione che può prendere ora la stampa 3D?

Andrea Redaelli: “In un prossimo futuro ci sarà sicuramente un sempre maggiore ingresso della stampa 3D negli ambiti lavorativi. C’è ancora moltissimo spazio per le nuove applicazioni e per lo sviluppo di tecnologie innovative. In una fase secondaria possiamo immaginare che riesca a diffondersi maggiormente a livello consumer, anche se è necessario incrementare il livello tecnologico di modo da raggiungere l’obiettivo di fornire una stampante 3D a un prezzo davvero accessibile. Un po’ com’è successo con le stampanti a inchiostro che ormai fanno stabilmente parte delle nostre vite.”

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3Discover.it: “Quali sono le aziende che in questo momento possono beneficiare maggiormente delle vostre tecnologie?”

Andrea Redaelli: “Potremmo anche dire tutti! Anche perché il bello di questa tecnologia è che la sua applicazione è molto personale, e cambia a seconda del soggetto che la utilizza. Identificare una tipologia netta di utilizzatore è estremamente difficile al momento. I nostri clienti, per esempio, spaziano dal dentista all’architetto, passando per i semplici appassionati. Chiunque acquisti una stampante deve crearsi il proprio campo di applicazione.”
Arturo Donghi: “Quello che mi sorprende realmente è quanto vengano utilizzate da chi le possiede. C’è gente che consuma quantità di filamento davvero importanti e abbiamo visto addirittura arrivare delle stampanti in assistenza con i blocchetti in alluminio letteralmente scavati! Vuol dire usarle 24 ore su 24, sette giorni su sette. Una volta capita come tecnologia, non puoi fare a meno di utilizzarla.”

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3Discover.it: “Cosa deve succedere perché avvenga questa diffusione?”

Andrea Redaelli: “Sicuramente c’è da lavorare sulla tecnologia, ma manca anche una cultura di base della stampa 3D. La gente deve iniziare a vedere di persona, a curiosare e a conoscere tutto quello che riguarda questa realtà.”
Arturo Donghi: “La situazione sta già sicuramente cambiando. L’anno scorso era un acquisto “di pancia”, mentre oggi si comincia a ragionare più seriamente sulle sue funzionalità.”

3Discover.it: “Un limite potrebbe essere la scansione…”

Arturo Donghi: “Questo è vero fino a un certo punto. Per un privato questo concetto può valere, ma non per un professionista, perché di solito hanno a disposizione i mezzi necessari per utilizzare al meglio le tecnologie di stampa 3D, soprattutto in campo medico e dentale.”

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3Discover.it: “Sui materiali ci vuole ulteriore sviluppo?”

Matteo Abbiati, Direttore Marketing: “ I materiali penso siano un elemento fondamentale della stampa 3D, assieme a un buon hardware e un software valido. C’è ancora tantissimo lavoro da fare, dato che esiste la possibilità di creare una serie di materiali specifici da affiancare ai classici PLA e ABS; bisogna però ancora studiare bene le loro componenti e, soprattutto, la richiesta del mercato.”
Ambrogio Donghi, Responsabile Logistica, Produzione e Consumabili: “Sotto questo punto di vista noi abbiamo fatto da traghettatori per alcuni tipi di materiali, portandoli qui in Italia da fornitori esteri. E il motivo è proprio perché l’offerta attuale non ci soddisfaceva. Poi stiamo lavorando con alcuni produttori per sviluppare particolari materiali, da affiancare ai nostri per offrire maggiori possibilità ai nostri clienti.”

3Discover.it: “Qual’è l’obiettivo a lungo termine di Sharebot?”

Matteo Abbiati: “La nostra idea è sempre stata ed è tuttora proprio quella di portare questa tecnologia all’interno sia del mercato consumer che di quello professionale, perché crediamo che i benefici che si possono trarre da questa tecnologia siano smisurati. Può rivoluzionare davvero il modo di fare industria e di creare oggetti per uso personale, stravolgendo persino l’utilizzo di quelli che normalmente vengono offerti sul mercato. E ovviamente la stampa 3D stimola moltissimo la creatività ad ogni livello, sia in azienda che in casa.

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3Discover.it: “Quali attività avete intrapreso per comunicare tutti questi aspetti?”

Matteo Abbiati: “Sicuramente puntiamo sempre a far vedere di persona questa tecnologia, mostrando quindi dal vivo come funziona una stampante 3D. Quando arriva una nuova tecnologia c’è sempre tanto fumo attorno: quello che bisogna fare è diradare il fumo e mostrare concretamente cosa si può fare. Noi per esempio organizziamo continuamente eventi, fiere di settore e abbiamo anche la Sharebot Accademy, che ci consente di mostrare ai clienti cosa le nostre macchine siano in grado di fare realmente e come si possano utilizzare. Queste iniziative non hanno solo una funzione formativa ma anche fortemente divulgativa.”

3Discover.it: “Avete riscontrato un’evoluzione?”

Matteo Abbiati: “La situazione è cambiata molto rispetto a 2 anni fa. Nelle prime fiere a cui partecipavamo la gente non capiva come funzionava la stampa 3D; ora i visitatori sono più preparati, più informati e ha raggiunto un maggiore livello di conoscenza. Non ci chiedono più come funzionano ma piuttosto in quali campi potrebbero utilizzarle.”

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3Discover.it: “Come può il software può contribuire a rendere ancora più accessibile la stampa 3D?”

Christian Giussani, Consigliere Amministrazione e Responsabile Ricerca Software: “Devi fare in modo di creare un software che riesca a far lavorare la macchina esattamente come vuole l’utente, e nel modo per lui più semplice e immediato. Non deve sforzarsi di capire come utilizzare una stampante; il suo unico pensiero deve essere lo scopo per cui la si usa: per tutto questo l’accessibilità del software ha un’importanza centrale. Noi lavoriamo per questo obiettivo su due fronti: prima per realizzare un sistema che permetta alla macchina di funzionare, poi per studiare il modo migliore per presentare all’utente un certo tipo di interfaccia. Risulta quindi fondamentale sviluppare un programma che sia intuitivo e che semplifichi la vita di chi vuole usare una stampante, mettendolo nella condizione di sfruttare al meglio le caratteristiche di una macchina.”

3Discover.it: “Quali software  secondo voi stanno seguendo la strada giusta?”

Christian Giussani: la strada più vicina rispetto a quella che, secondo noi, deve essere il modo di approcciarsi all’utente e quella intrapresa da MakerBot; deve quindi essere molto semplice e garantire l’ottenimento dei risultato. Per ottenere un risultato del genere devi partire da un software complicatissimo e poi gradualmente standardizzarlo per garantire una serie di processi specifici; non è tanto un problema di scrivere il software ma di capire con quali indicazioni date all’utente posso ottenere, nell’80% dei casi, l’oggetto che realmente voglio creare. Tutto questo ovviamente esclude ciò che riguarda la modellazione 3D di un oggetto.”

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3Discover.it: “Su cosa punterete per questo 2015?”

Ambrogio Donghi: “Nel 2015 andranno in produzione la DLP e l’SLS. L’obiettivo è quello di arrivare in commercio con queste tecnologie; poi a fine anno presenteremo i progetti 2016. E poi ci sarà la produzione di macchine per le aziende, previste per quest’estate e tutte dotate del sistema ShareBox e Linux. Ogni nostra prossima stampante sarà controllabile anche da smartphone! Diventerà uno standard.”

3Discover.it: “Dove vi vedete tra 5 anni?

Ambrogio Donghi: “Ci diamo appuntamento qui nel 2020. Di sicuro saremo ancora qui, perché prima di tutto ci divertiamo tantissimo a fare quello che facciamo. L’unico problema che possiamo avere nella crescita è la programmazione degli acquisti, ma contando che è tutta produzione italiana non è un ostacolo insormontabile.”
Matteo Abbiati: “Quando fai innovazione nel campo della stampa 3D è davvero difficile prevedere oltre i 6 mesi! Quello che sogno è di essere ancora qui a proporre qualcosa di nuovo e che possa avere le potenzialità di cambiare gli usi e i bisogni della gente.”
Christian Giussani: “Credo che tra 5 anni sarà tutto molto diverso, visto che la stampa 3D è destinata a cambiare ogni cosa.”

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Il team di 3Discover.it ringrazia il team di Sharebot per essersi prestato a questa lunga intervista. Ci sentiamo di dire che condividiamo in pieno l’entusiasmo e la passione che tutti i ragazzi di Sharebot – e tutte le aziende che fanno parte di questa rivoluzione – esprimono e ci trasmettono continuamente. Questa non è un’industria come le altre e le aziende che ne fanno parte non sono aziende come le altre. Stiamo vivendo una rivoluzione, l’unica rivoluzione possibile e aziende come Sharebot la stanno alimentando ogni giorno.

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