La startup svedese Cellink semplifica il Bioprinting con materiali consumabili

Ink-possibile: questo è quello che, giocando con la parola “inchiostro”, la maggior parte delle persone, anche molti medici, pensano degli organi stampati in 3D. Se è vero che la possibilità di una completa creazione di un organo complesso diventerà meno “impossibile” solo tra qualche decennio, ci sono molti aspetti del bioprinting che sono già concretissimi e la sola, grande limitazione che incontrano è la confusione e la mancanza informazioni chiare sui prodotti per realizzarli. Fondamentalmente, la stessa identica cosa che accade in tutta la stampa 3D.

Questo perché il bioprinting non è qualcosa di separato dal resto della stampa 3D: tutti i processi di produzione additiva condividono molto di più di quanto possa sembrare a prima vista. La startup svedese Cellink ha provato a rendere tutto più chiaro, concentrandosi su un aspetto che è fondamentale per tutto il settore: i materiali di consumo.

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Cellink produce e vende un idrogel compatibile con tutti gli estrusori dedicati al bioprinting; in sostanza, puntano a imporsi come leader nella fornitura di materiali di consumo nel campo della stampa degli organi. Anche se il settore dei consumabili, pur rappresentando la parte più strategica del futuro dell’industria del bioprinting, non è l’unico aspetto a cui guarda questa giovane azienda svedese, dato che la loro visione è decisamente più ampia.

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“Abbiamo notato questo campo sta diventando molto complicato e non ci piace”, ha spiegato Erik Gatenholm, co-fondatore e direttore delle operazioni. “Vogliamo che la gente possa ottenere una migliore comprensione di questa tecnologia e di ciòche stiamo facendo. Riteniamo che il bioprinting sia il futuro per guarire le persone, ed è meglio affrontare ogni possibile problema oggi piuttosto che quando sarà una tecnologia diffusa negli ospedali”.

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Cellink è anche il nome del primo bioink prodotto dalla startup: è compatibile con la maggior parte dei macchinari in cirocolazione e può essere utilizzato per strutture cartilagini. “Un materiale per essere definito un bioink in piena regola deve avere due caratteristiche principali”, afferma Ivan Tournier. “Ha bisogno di essere biocompatibile e deve essere stampabile”. Un concetto forse addirittura troppo semplicistico, soprattutto quando si lavora con la cartilagine, che si può considerare la sfida principale in questo ambito.

Oggi ogni creazione viene fatta grazie a polimeri biocompatibili, che variano dal PLA a metriali termoplastici quali policaprolattone. Gli scienziati quindi applicano delle colture cellulari sulla struttura e coltivano le cellule in modo da riprodurre gradualmente il risultato desiderato. Approcci più recenti – come quello implementato da Cellink – incorporano tutto in un unico prodotto, che può essere stampato direttamente e quindi utilizzato per realizzare forme più complesse, con tempi notevolmente ridotti.

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“Nelle strutture siamo stati in grado di stampare utilizzando il nostro Cellink vediamo che le cellule della cartilagine iniziano riprodursi da sole”, ha detto Erik. “Questo significa che le proprietà meccaniche del prodotto finale saranno praticamente identiche alle strutture naturali e potranno essere impiantate direttamente nel corpo”.

Ora è solo necessario attendere l’approvazione istituzionale, dettaglio che, considerando che ci troviamo solo all’inizio, richiederà circa 5 o 6 anni. Tuttavia, Cellink sta già vendendo i suoi materiali a università e istituti di ricerca per la sperimentazione; a Göteborg, città in cui è basata l’azienda, lavorano a stretto contatto con l’Università locale e, come ha detto Erik, “Sono stato molto colpito dai loro progressi”.

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La parte migliore è che Cellink non limita alla creazione di cartilagini: stando a quanto ha spiegato il professor Jos Malda dell’Utrecht Bioprinting Center, la pelle è la prossima frontiera. “Si tratta di un processo più difficile rispetto alla realizzazione della cartilagine, in quanto ha due tipi di cellule”, spiega Ivan. “Ma stiamo già lavorando sodo e i primi risultati sono promettenti”.

Quello che è sorprendente della stampa 3D è che le piccole start-up possono innovare in settori che sono tradizionalmente dominati da società colossali: il team Cellink ha dato prova di come tutta la stampa 3D sia parte dello stesso mondo, e che tutti i suoi aspetti si intrecciano tra loro, influenzandosi a vicenda. Erik ha detto che il loro obiettivo a breve termine è quello di rafforzare la loro struttura aziendale e la rete di distribuzione; forse i grandi distributori di filamenti potrebbero farci un pensiero – sarebbe ink-pressionante.

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