Il +Lab del Politecnico di Milano stampa in 3D supporti medicali con nuove resine epossidiche

Ci sono diversi laboratori universitari indissolubilmente collegati ai professori che li hanno creati: tipo il Mediated Matter Lab presso il MIT del Prof. Oxman , o Research Group presso la Michigan tech del professor Pearce  e il Lewis Lab ad Harvard. Al Politecnico di Milano, c’è invece il +Lab, il laboratorio di ricerca legato alla stampa 3D della professoressa Marinella Levi: il più recente progetto di questo centro è un tutore per braccia stampato con resine epossidiche e fibre di carbonio.

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La squadra del +Lab, che è stato istituito nel 2013, collabora con il Dipartimento di Ingegneria Chimica e dei Materiali per lo sviluppo di nuovi materiali e nuove applicazioni legate alla stampa 3D; il processo segue una lunga tradizione di ricerca dei polimeri cominciata addirittura nel 1963 con il vincitore del vinto il Premio Nobe Giulio Natta. I risultati migliori, però, sono arrivati utilizzando materiali pastosi e siringhe di estrusione: ciò ha permesso di lavorare con una gamma molto più ampia di sostanze, come le resine epossidiche e le fibre di carbonio.

Per stampare il tutore da braccio, il team ha creato prima una coppia piatta e sottile che è stata poi termostampata: ciò significa che il processo di polimerizzazione della resina epossidica (miscelato con fibra di carbonio in polvere) avviene con il riscaldamento dell’oggetto: quando raggiunge i 50° è ancora sufficientemente morbido e può essere modellato nella forma desiderata. Inoltre, utilizzando questo formula composita il +Lab è stata in grado di creare oggetti molto più sottili e, allo stesso tempo, offrono più sostegno e comfort. Il modello 3D è disponibile su Thingeverse.

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Il team del +Labs è composto da Francesco Sillani, Gianni Presti, Gaia Alberio, Anna Tosi, Anna Paderno, Gabri Noel, Giovanni Postiglione e, ovviamente, “La Prof” Levi, che coordina l’intero progetto. Dopo anni di lavoro, finalmente gli studi fatti da questo incredibile gruppo stanno iniziando a ricevere il giusto riconoscimento, tanto che la stessa Professoressa Levi scrive stabilmente sul Corriere della Sera in una sezione interamente dedicata alle “storie di stampa 3D”, cosa che senza dubbio contribuirà a diffondere questa tecnologia tra ancora più persone.

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