3D LifePrints stampa in 3D protesi e cover low cost in Kenya

Esistono – e vi abbiamo raccontato di – molti progetti che hanno contribuito ad aumentare la consapevolezza sulle possibilità che la stampa 3D a basso costo è in grado di offrire agli amputati, in particolare nei Paesi poveri e in via di sviluppo. Eppure spesso si tratta di progetti estemporanei: niente è come essere lì di persona. La start up 3D Life Prints ha adottato questo approccio e si è via via guadagnata la fiducia da parte delle istituzioni locali e – cosa forse ancora più importante – degli amputati stessi.

Questa fiducia è culminata con i primi 10 pazienti dell’ospedale ortopedico locale PCEA Kikuyu, i quali hanno ricevuto protesi a basso costo per la mano e cover cosmetiche per le protesi delle gambe, una cosa che non era stato mai stata fatta prima e certamente non con questo livello di accessibilità: entrambe le tipologie di device, sono stati stampati in 3D per un costo totale al di sotto dei 50 dollari.

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Il progetto è il risultato di una collaborazione internazionale su più fronti, coordinato dal team di 3D Life Prints con il coinvolgimento di numerose “prime assolute” . Tutto ha inizio con la scansione delle gambe dei pazienti, utilizzando strumenti a basso costo, come uno scanner 3D Sense di 3D Systems ed il software gratuito Skanect.

Le cover per le protesi degli arti inferiori (realizzare l’intera protesi dell’arti inferiore in plastica mediante stampa 3D è impossibile per il peso che deve supportare) sono state personalizzate e modellate per l’utilizzo da parte di persone che hanno subito un’amputazione sopra al ginocchio. Maurizio Casella e Rishil Kkurmi hanno contribuito al design del progetto definitivo, potendo avvantaggiarsi della consulenza di un esperto di protesi americano, con oltre 25 anni di esperienza, che si trovava in Kenya specificamente per assistere il team di 3D Life Prints.

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Il file STL è stato poi stampato in 3D con una stampante DeltaWasp 2040 3D , usando il filamento PLA di colorFabb PLA. La stampante è stata scelta sia per la sua velocità (che, dopo qualche difficoltà iniziale è stata portata fino a 750 mm/s) e per il suo Resurrection Systems, che permette di ricominciare la stampa in caso di perdita di corrente. Il prossimo obiettivo di 3D Life Prints è quello di utilizzare l’estrusore di Recreus per produrre cover in plastica flessibile, ancora una volta a costi inferiori $ 50.

Il risultato finale è sufficientemente resistente per sopportare le temperature estreme e l’umidità subsahariane. Le cover sono state utilizzate da amputati di diverse età, sia maschi che femmine. Alcuni ha perso una gamba per attacchi di ippopotami, altri in seguito a una rapina violenta o per incidenti automobilistici. Un aspetto molto importante è stato quello di utilizzare filamenti di un colore il più possibile simile alla pelle del paziente.

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Per il modello della protesi di mano, 3D Life Prints ha utilizzato una versione moodificata del modello creato da Steve Wood per e-NABLE. Il paziente aveva perso la mano in un incidente con una fresa meccanica e la nuova protesi è stata usata per sostituire una protesi da 2.000 dollari che si è rivelata inadeguata. In questo caso il filamento Filaflex della Recreus è stato utilizzato e stampato in 3D su un sistema Witbox, usando l’apposito estrusore Recreus.

Fin dalla sua nascita 3D Life Prints si è posta come obiettivo principale di rendere le tecnologie di stampa 3D accessibili per amputati in tutte le nazioni in via di sviluppo. Il presupposto è che la tecnologia può permettere di saltare il divario evolutivo tra le nazioni, così come è avvenuto per le reti wireless. Allo stesso modo la manifattura distribuita consente di saltare la fase della produzione tradizionale in alcune delle aree più isolate del mondo. Affinché ciò accada, sempre più realtà dovranno seguire le orme 3D Life Prints e portare l’innovazione dove ce n’è più bisogno.

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