Stampa 3D industriale e medicale nella rete di IDBN

Qualche settimana fa mi è stato chiesto di presentare una conferenza sull’uso della stampa 3D in ambito medicale che si è tenuta al Rizzoli di Bologna, istituzione leader in Italia e nel mondo per l’ortopedia. La conferenza, organizzata dal mio amico Nicola Bizzotto, chirurgo della mano presso la Clinica dell’Università di Verona, aveva l’obiettivo di organizzare i molti diversi approcci alla stampa 3D medicali e il bioprinting, esplorando allo stesso tempo le sinergie con l’esperienza della 3D stampa nell’industria manifatturiera.

L’evento si è rivelato un enorme successo e devo ammettere che il livello dei relatori è stato molto alto e addirittura paragonabile – anche se più piccolo nei numeri – alla recente Conferenza Mondiale di Materialise, che ha fissato lo standard in questo settore in rapida crescita. Per inciso Materialise, insieme con Stratasys (attraverso il suo distributore italiano Energy Group), è stato anche lo sponsor principale della manifestazione, che è stata un successo anche in termini di partecipazione del pubblico, con 250 persone a riempire completamente l’auditorium principale.

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La partecipazione all’evento era gratuita, come è abitudine in Italia, ma il livello dei colloqui sarebbe valso il prezzo di un biglietto in altre circostanze. Il mio ruolo era quello di presentare l’evento e moderarlo, trovando le connessioni tra i vari interventi, un lavoro allo stesso tempo divertente e stimolante.

Il problema principale che la conferenza ha voluto affrontare è il fatto che ormai quasi ogni giorno escono notizie e articoli di studio su nuovi utilizzi della stampa 3D in campo medico, facendo sembrare come la stampa 3D medicale sia qualcosa di completamente nuovo, mentre la verità è che la stampa 3D viene usata in campo medico da quasi 20 anni.

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Infatti molti medici e fornitori di servizi di stampa 3D medici erano presenti per contribuire con la loro esperienza e confrontarsi con le nuove start-up che si avvalgono di tecnologie a basso costo per espandere la portata della stampa 3D medicale a nuovi gruppi di persone. L’aspetto più affascinante di tutto, è che il bioprinting ha rappresentato in una parte molto significativa degli argomenti discussi ed è stato considerato come qualcosa in grado di offrire vantaggi significativi in ​​un futuro molto prossimo.

La conferenza è stata aperta dal top management dell’Istituto Ortopedico Rizzoli IOR), tra cui il Direttore Scientifico Dott Marcacci, il Direttore Sanitario Dr. Bianciardi e diversi chirurghi tra cui il dottor Fornasari (uno dei principali sostenitori dell’implementazione della stampa 3D allo IOR), Dr. Donati (esperto di ortopedia oncologica) e il Dr. Leardini (Computer Assisted Medicine).

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Il Dr. Bizzotto è salito sul palco per illustrare le motivazioni che lo hanno spingo a creare IDBN, cioè l’Italian Digital Biomanufacturing Nework, e soprattutto la ragione per cui ha voluto includere l’idea di Biomanufacturing. Questo concetto è stato ulteriormente illustrato dal Dr. Moroni, che è basato presso l’Università di Maastrict, in Olanda, ed è probabilmente il principale esperto italiano di tecniche di bioprinting. Altri interventi da parte del Dr. Auricchio e del Dr. Romani hanno esplorato i progetti attraverso cui la stampa 3D viene utilizzata o è in fase di studio alle università di Pavia e Verona.

La seguente sessione era incentrata su esempi più pratici. Tra questi, l’uso della stampa 3D per la chirurgia maxillo-facciale, illustrato dal Dr. Toffanetti, e per la preparazione neurochirurgica, tenuto dal Dr. Dallolio. Lui in particolare promuove l’utilizzo della stampa 3D dal 2001, quando ha organizzato il primo Congresso sulla Cranioplastics (seguito da un secondo congresso nel 2014). Ha anche fondato la società Promev attraverso cui ha sviluppato biomodelli per aneurismi che hanno ridotto l’incidenza di fallimenti chirurgici dal 27% al di sotto del 2%.

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La conferenza ha poi esplorato il tema delle guide chirurgiche con l’intervento di Paolo Parchi della Clinica Ortopedica dell’Università di Pisa e, infine, ha analizzato l’importanza della radiologia (dato che tutta la stampa 3D medicale di alto livello inizia necessariamente da scansioni CT e MRI), grazie all’intervento del Dr. Poggi, Direttore del Reparto di Radiologia presso l’Ospedale di Lodi. Altri due discorsi, da parte del Dr. Beux e del Dr. Antonucci, entrambi legati a diversi ambiti dell’Associazione Italiana dei Radiologi, hanno ulteriormente esplorato questo aspetto.

Un aspetto che ritengo molto importante nell’approccio di IDBN è che è “all-inclusive”, il che significa che molta attenzione è stata dedicata anche al ruolo delle associazioni e senza fini di lucro che operano nel campo della stampa 3D medicale. Questo aspetto ha includso un discorso di Emanuele Christin, presidente dell’Associazione Italiana di Bioingegneria. Giancarlo Orsini, co-fondatore di OpenBiomedical, ha poi spiegato come l’associazione open source stia lavorando per creare una rete globale focalizzata sul portare i vantaggi della stampa 3D nelle zone più remote del Pianeta e, quindi, a coloro che ne hanno più bisogno.

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In questa sessione, quella che possiamo definire come “l’industria tradizionale della manifattura additiva” era rappresentata da Enrico Annacondia, coordinatore dell’Associazione Italiana per le Tecnologie Additive (AITA). L’esperienza delle startup è stata narrato da Massimiliano Romiti, fondatore di 3D Medical. Infine Marilena Pavarelli ha parlato di come la stampa 3D stia giocando un ruolo crescente nella conferenza Exposanità che la società Senaf organizza ogni anno.

L’ultima sessione è stata dedicata al modo in cui l’industria può collaborare con il settore medico, beneficiando reciprocamente l’uno dell’altro. La cosa più interessante per me, infatti, è che con i metodi di fabbricazione additiva, organi e prodotti sono creati in modo quasi identico. Il che significa che i progressi in un campo possono andare a beneficiodell’altro e viceversa. In questa sessione Lucio Ferranti, Amministratore Delegato di Energy Group, ha parlato delle possibilità offerte dalle macchine multi-materiale di Stratasys, mentre Veronica Ceccato, di Materialise, ha descritto il ruolo dell’azienda belga nel sostenere l’industria medica fin dai suoi inizi.

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L’ultimo discorso, ben oltre l’ora di pranzo, ha affrontato la parte forse più complessa della stampa 3D medicale: gli aspetti legali. Maria Livia Rizzo, fondatore di Legal3DPrinting ed esperta di medicina legale ha discusso alcuni dei problemi che il settore legale dovrà affrontare nel prossimo futuro. In realtà l’argomento è così complesso che sono entrato in contatto con Maria dopo la conferenza per una discussione più approfondita di questi argomenti, di cui vi racconterò in un altro articolo che andrà in onda molto presto su questo canale.

Nel frattempo sono orgogliosamente diventato uno dei membri fondatori di IDBN e spero che questa esperienza possa essere ripetuta presto per scoprire quali progressi sono stati compiuti, perché il bello della stampa 3D medicale e di tutta la stampa 3D, è che di progressi ce ne sono letteralmente ogni giorno.

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