WASP lancia l’estrusore LDM per usare la ceramica sulle stampanti 3D terze parti

Il nuovo estrusore presentato da WASP, battezzato LDM (liquid deposit modeling) WASP Extruder, permetterà di utilizzare la ceramica come materiale anche su gran parte delle stampanti 3D oggi esistenti in commercio.

Con questo nuovo prodotto WASP, che concentra da sempre il proprio lavoro sullo sviluppo di sistemi che consentano l’utilizzo di materiali funzionali come l’argilla, la ceramica, la porcellana, l’allumina, lo zirconio e i ceramici avanzati, per favorire l’artigianato digitale e l’autoproduzione, punta a promuovere l’uso di materiali ceramici nel mondo.

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Dopo avere sperimentato tutte le possibili combinazioni tra pressione, ugelli e materiali,nel corso di circa due anni l’azienda ha messo a punto un primo estrusore capace di interrompere e riprendere il flusso di estrusione. Il nuovo LDM WASP Extruder arriva ad una precisione del tutto simile a quella degli estrusori di polimeri plastici grazie all’unione di un estrusore a vite e di uno a pressione. Con questa tecnologia è possibile gestire con esattezza il flusso del materiale in uscita fino all’utilizzo della retraction per interrompere la deposizione.

Con questo sistema, che include l’estrusore degasatore, è possibile evitare le bolle d’aria nell’impasto ed esercitare un controllo dell’estrusione con possibilità di retrazione. Il moltiplicatore della pressione in uscita vite raggiunge fino a 40 bar. Il serbatoio ha una capienza di circa 7 kg, che, su richiesta, può essere sostituito da uno con portata pari a 15 kg. Le precedenti sperimentazioni con siringa non consentivano stampe di medie dimensioni proprio a causa della scarsità dell’impasto che potevano contenere.

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Per ricaricare o pulire il serbatoio è sufficiente aprire i due tappi situati agli estremi. Al suo interno, un pistone con due guarnizioni a 4 bar spinge il materiale lungo il tubo di teflon di diametro 12 mm che alimenta l’estrusore. Sul tappo di chiusura posteriore si trova una valvola di sicurezza tarata ad 8 bar. Il supporto per il serbatoio è dotato di un regolatore di pressione e di una valvola di non ritorno.

All’interno della camera il materiale in uscita è convogliato verso una vite che lo spinge con una potenza che sarebbe impraticabile con un comune estrusore a pressione. La vite produce una pressione in uscita fino a 40 bar, senza alcun pericolo per il sistema. Questa tecnologia consente all’aria di fuoriuscire verso l’alto eliminando così il rischio di trovare bolle all’interno dell’impasto. La presenza di bolle causerebbe, come nei normali estrusori a pressione, un’interruzione del flusso che rovinerebbe la stampa.

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Inoltre, sempre grazie all’utilizzo della vite, la densità dei materiali di stampa è maggiore: in questo modo si riducono i tempi del cambio di stato tra fluido e solido e di conseguenza sono annullati i rischi di collasso del pezzo. Sia la vite che la camera sono facilmente sostituibili nel caso dovessero usurarsi.

Il kit, nato per essere montato sulle stampanti WASP, è quindi ora adattabile alla gran parte delle macchine esistenti. Dopo aver stampato la cover di supporto che consente di adattarlo ad altre stampanti 3D – i cui file sorgente sono forniti da WASP – il montaggio dell’estrusore è molto semplice: basta collegare l’estrusore al posto del consueto tirafilo e settare il valore di E in “numero di passi per millimetro” a 400. Queste impostazioni vengono fornite tramite i principali software di slicing, Slic3r o Cura.

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I risultati ottenuti da WASP con la stampa 3D in ceramica sono decisamente notevoli (basta dare un’occhiata alle immagini  in questa pagina) e solo le – molto più costose – macchine con tecnologia binder jetting sono in grado di offrire già una precisione superiore. Ora che l’estrusore può essere montato su molte stampanti open source in commercio, la ceramica – che è già un materiale ideale per creare oggetti di utilizzo finale (anche se richiede la fase di post produzione in un forno) – potrebbe prendere ancora più piede tra i maker e gli artigiani digitali.

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