Considerazioni sul futuro dei media nella stampa 3D

La mia interista con Chiara Chisari, di OpenBiomedical (OBM) sul presente e sul futuro dei media e del giornalismo nel mondo del 3D.

Per l’intervista completa cliccate qui

Un pomeriggio in compagnia di Davide Sher tra stampa 3D e mondo digitale

Davide Sher,  journalist and tireless traveler, founder of Il Replicatore and collaborator of the OBM Initiative for almost a year, is one of the most dynamic figures involved in telling and experiencing the 3D printing revolution. In this interview by Chiara Fassari, we got the possibility to talk not only about 3D printing, but also about the world related to it and what writing about it means, today, in the Web Era. The speech thus fully meets the philosophy of the OBM Initiative editorial staff, established to inform and concretely reflect on the biomedical revolution in act.  And, as all the authors of the editorial staff know very well, the talk soon becomes 360° assuming the contours of a reportage on our digital age and the generations which help to build it, bit by bit.

Davide Sher, giornalista e instancabile viaggiatore, founder de Il Replicatore e collaboratore di OBM Initiative ormai da quasi un anno, è una delle figure più dinamiche nel raccontare e vivere in prima persona la rivoluzione della stampa 3D.  In questa intervista a cura di Chiara Fassari, abbiamo avuto modo di parlare non solo di stampa 3D, ma anche di tutto il mondo ad esso legato e di cosa significa raccontarlo, oggi, nell’era del Web. Il discorso incontra così in pieno la filosofia della redazione di OBM Initiative, nata per informare e riflettere concretamente sulla rivoluzione biomedicale in atto. E, lo sappiamo benissimo tutti noi autori della redazione, il discorso presto diventa a 360° assumendo i contorni di un reportage sulla nostra epoca digitale e sulle generazioni che contribuiscono a costruirla, bit dopo bit.


Ci troviamo nella “Bella Sicilia”, alle pendici dell’Etna, in località costiera. E’ un pomeriggio torrido di mezz’estate. La temperatura media di 35 gradi non mi ha fatto desistere dall’incontrare Davide Sher, giornalista e pubblicista avveniristico, trasversale, un nome nel settore dell’informazione tecnologica e scientifica e ancor più nel settore della stampa 3D.

Mi accoglie con un sorriso. Si presenta come un uomo davvero alla mano. Nessuna pressione, molta schiettezza e disponibilità. Una personalità solare e iperattiva, entusiasta del lavoro che ha scelto di svolgere. Un lavoro quasi a tempo pieno (si lavora anche in vacanza) che non manca però di soddisfazioni e grandi traguardi raggiunti, probabilmente, anche grazie ad un percorso scritto da un fato che cammina al suo stesso passo.

Mi ha accolto nel suo innovativo “ufficio virtuale”: compatto, adattabile a ogni luogo o intemperia, oggi in riva al mare ma domani chissà dove. Sher potrebbe definirsi un viaggiatore dell’informazione. In poco più di quindici minuti mi ha elencato le peripezie lavorative di un’esistenza in giro per il globo. Il suo lavoro lo porta ad essere multitasking ed esploratore, ritrovandosi nei posti giusti al momento giusto. Sembra seguire inconsapevolmente l’onda della sincronicità.

La fievole brezza marina ha accompagnato piacevolmente la nostra discussione incorniciata da rocce vulcaniche, macchia mediterranea e un mare splendidamente blu.

A cosa attribuisci il traguardo raggiunto fino ad adesso: coincidenze, studi, passioni?

Coincidenze. Le coincidenze giocano un ruolo chiave. Io sono abbastanza fatalista e ciò che fai è come se seguisse un filone apparentemente casuale. Si fa ciò che si fa e ti porta tutto verso una stessa direzione.

Quanto è importante la curiosità in questo mestiere?

Bisogna essere aperti, aperti mentalmente. Le cose vengono da sé. Scoprire. Ti viene naturale scoprire tutto. Le strade sono chiare. Non c’è nulla di certo, devi crederci un po’ tu. Anni fa i telefonini di oggi si sognavano ma era ovvio che li avrebbero fatti. Oggi si può fare tutto con il 3D. In teoria si sa che si può fare tutto, bisogna solo arrivare a capire come. 

L’onnipresenza grazie alla rete porta a filtrare un esubero di informazioni. Fare informazione oggi è meglio o peggio? Non si rischia di perdere di obiettività?

Una volta era diverso, rilassante, divertente. Adesso lo possono fare tutti ma è più competitivo. Devi essere sempre, sempre in ascolto, sempre avanti. Sei sempre, sempre al lavoro. Anche sugli stessi social è impossibile dividere i contatti privati, personali da quelli lavorativi.

Lavorare ieri è diverso da oggi, ma ci sono più pro o contro?

Più pro, adesso hai voglia di fare una cosa la fai. Prima c’erano più muri. Oggi fare informazione è più free. E’ un lavoro che ti porta ad avere davvero mille conoscenze anche se spesso a discapito dei guadagni. Guadagna chi è in grado di usare la propria professione per costruire altre cose. Ma così è in ogni ambito professionale.

Si deve essere un po’ equilibrista?

Si deve essere multitasking e con grandi capacità di adattamento.

Quando scrivi, per prendere ispirazione, hai un qualche “rituale” o condizione che ti permetta di trovare la giusta concentrazione?

No nessuno. D’altra parte scrivo di continuo però il modo che uso per iniziare a scrivere è smettere di procrastinare. Inizio con la prima parola dell’articolo e a quel punto lo scrivo tutto.

Cosa ne pensi di Google News Lab? La search changing optimization quanto è utile?

In realtà, dal mio punto di vista, non offre moltissime cose nuove ma raccoglie tutto in un unico posto. Riguardo al search changing optimization odio l’idea che tutti debbano sottostare al search changing optimization. Mi rifiuto di scrivere degli articoli in riferimento al search changing. Io scrivo come penso che debba essere scritto. Per un sito da un milione di click ha senso. Per settori d’informazione più su misura per un tot di persone è diverso.

Quando si scrive è giusto essere mediatore o esprimere il tuo punto di vista?

Tu conosci mediatori dell’informazione? Io sinceramente no. Il mediatore è quasi impossibile. E’ tutta una questione di equilibrio. La chiave è la trasparenza. Dipende poi anche dall’ interlocutore. L’etica giornalistica è la cosa più complicata che c’è. In Italia non esiste. Nel settore scientifico è più facile trovare un equilibrio accettabile perché sei più libero di scrivere senza condizionamenti troppo forti, non sottoposto a vincoli. Io ho sempre lavorato in settori di industrie che mi piacciono molto. Ho sempre scritto di cose di cui sono entusiasta. Non esiste non metterci un punto di vista. Io cerco di esprimere sempre positività in ciò che scrivo. E’ difficile criticare perchè se critichi devi essere inattaccabile. Ogni qual volta ho tentato di fare una critica sono andato a fare una ricerca e la critica è morta.

L’oggetto o applicazione 3D che ti ha sconvolto o colpito di più?

Non saprei dire, all’inizio ce n’erano ma oramai esce una cosa sconvolgente ogni giorno da due anni.

Cosa ne pensi del futuro della biomedicina e del suo legame open source? Si prospetta un futuro più tecnologicamente etico?

Conosco molte persone nell’industria medica che sono scettiche, ma lo studio del professore Joshua Pearce, della Michigan Technological University, mi ha dato risposte. Consiglio il suo libro “Open-Source Lab: How to Build Your Own Hardware and Reduce Research Costs”, edizione Elsevier. Son d’accordo con quanto sostiene il Dottor Pearce: l’utilizzo di Open Source e 3D può creare benefici e aggiungere valore, non solo etico, sia nei laboratori che nel campo universitario. E’ un modo di usare il denaro in maniera più proficua, redditizia investendo in attrezzature molto più efficienti, accelerando i passaggi di ricerca. Si può investire una certa cifra nella realizzazione di un prototipo di design con una particolare componente, ma dopo questo stesso può essere replicato un infinito numero di volte. Il vantaggio è nel rapporto costi/tempo.

Le compagnie farmaceutiche manifestano disagi, a detta loro questi innovativi metodi di ricerca non potrebbero colmare gli oltre venti anni di brevetti ma è solo questione di tempo. Hanno bisogno di metabolizzare i cambiamenti. Che lo vogliano o no dovranno adattarsi per non rischiare di rimanere indietro quando la stampa 3D diventerà onnipresente.

Da amante del digitale pensi che il cartaceo scomparirà o potrebbe inaspettatamente essere ripreso e diventare elemento “borderline interattivo” (pensiamo al qr code o alla realtà olografica associata alla carta)?

Nulla è scomparso mai dall’inizio dei tempi. E’ impossibile che scompaia del tutto il cartaceo. Rimangono quelli che fanno qualcosa di superiore. E sono pochi. Come i vinili sono d’élite e non sono scomparsi cosi sarà con la carta. Poi c’è la famosa vignetta: hanno inventato quella nuova tecnologia che non ha mai bisogno di ricaricarsi, che si vede benissimo alla luce del sole,  che.. si chiama libro.

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E già, come tutto anche la tecnologia ha dei limiti, non a caso è uscito di recente il suo primo libro, rigorosamente cartaceo: “Stampa 3D. Tutto quello che c’è da sapere sull’unica rivoluzione possibile”  di Sher Davide e Marinone Dario, edizione Hoepli.

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Il sole sta quasi tramontando, il lido balneare che ospita il suo “ufficio virtuale” sta per chiudere e non ci resta che salutarci.

Dalla piacevole chiacchierata si evince che il progresso va inseguito, con tenacia, passione, instancabile curiosità e una volta sulla cresta tutto vien da sé. Ci si sincronizza ad un fato invisibile che guida le nostre scelte e i nostri spostamenti, ma si deve essere sempre, sempre in ascolto.

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